Montalbera
Montalbera Ruche'
Parla Franco Morando in prima persona.
La longevità
Il Ruchè non è vero che non può esser longevo...a ragion veduta nulla da eccepire sulle Tradizionali vinificazioni che devon tenere le tipicità di vino fresco e gioioso. Da sottolineare che l'autoctono in questione ha una "bellissima/straordinaria" evoluzione nel tempo su produzioni selezionate provenienti da Bricchi o da cure enologiche maggiormente raffinate e studiate rispetto quelle Tradizionali. E' un vino che a distanza di molti anni dona ancora emozioni per la gran tenuta di freschezza e l'interessante evoluzione organolettica.

Non ritroveremo più i leggiadri sentori fruttati tipici e caratteristici, ma con l'evoluzione lenta e l'invecchiamento andremo a scoprire delle sensazioni di gran setosità e calore all'atto della degustazione, con la nascita di nuance speziate di rara eleganza associate ad una zuccherinità caramellata tipica delle sovra-maturazioni. Il colore si trasforma, in pratica cresce e si evolve. Da rosso rubino sgargiatamente brillante e violaceo, ritroveremo un rosso rubino tendente al granato con pochi riflessi violacei di brillantezza.

Non bisogna però mitizzare eccessivamente l'invecchiamento per non rischiare di trovarsi di fronte a bottiglie obsolete.

"Ciò che conta non è la durata del vino, ma la Sua capacità di migliorare ed evolversi in bottiglia".

Può esser molto interessante aspettar qualche anno prima di aprire una bottiglia, per permettere al vino di raggiungere la Sua piena maturità.

"Più di una volta ho sottolineato agli amici produttori l'importanza di affinare il Ruchè, e di dar tempo alle produzioni di equilibrarsi con un lento "riposo" in bottiglia. Son sempre dell'idea che il Ruchè "è" giusto che sia fresco e gioioso ma non novello!!! Le produzioni Tradizionali necessitano minimo di 3/4 mesi di riposo/affinamento, per le Selezioni derivanti dai Bricchi di gran elevatura con vendemmie particolari (magari con raccolta delle uve in sovra-maturazione) l'affinamento necessario è almeno di 12/16 mesi ancor più se toccate da un "legger cantor di legno".

Sembrano parole difficili da associare al Ruchè, ma questo è quello che ho constatato con l'esperienza, non bisogna aver fretta di porre sul mercato un vino se non è pronto. Penso di esser tra gli ultimi se non l'ultimo produttore a presentare le nuove annate, il mio Ruchè necessità di riposo e rispetto anche sulle produzioni più semplici, quelle Tradizionali. Lo riconosco quando all'atto della degustazione la nota floreale inizia ad inebriarsi d'un cenno speziato... "questo è il momento giusto e propizio" per la presentazione ufficiale.

La vita di un vino, è come la vita di un uomo, e, dopo la giovinezza e la maturità seguono inevitabilmente la vecchiaia e la fine, il vino è vita, è materia viva, anche questa prima o poi morirà...

Mi piace sempre ricordar un aneddoto di una persona di gran competenza, Enologo di fama internazionale e professionista di lungimiranza legato in modo particolare alle produzioni tipiche del Monferrato, il quale durante una degustazione di un Ruchè annata 1990 (Annata Eccezionale, almeno così mi raccontano i documenti, io avevo solo 10 anni allora...) alla mia domanda... come lo trovi?... lui con estrema semplicità tipica e caratteristica mi rispose... è ancora elegante ha avuto un'evoluzione estremamente interessante... allora io insistei nuovamente... non ho capito ma come lo trovi?... e lui rispose... vedi Franco quando incontri una donna di 60 anni potrai dire che è una bella e piacevole donna ma non potrà mai esser paragonata ad una giovin donzella di 20 anni... da quel momento avevo capito il concetto di "longevità del vino"...
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